Punti chiave:
Il testo mostra perché la convalida del processo e l’implementazione iterativa sono fondamentali per un’automazione delle macchine efficace e sicura.
- L’automazione sicura è una strategia di riduzione dei rischi tecnici, legali e finanziari già nella fase di progettazione della linea.
- Il modello a prezzo fisso e le soluzioni “chiavi in mano” spesso falliscono, perché il processo non è stato validato in anticipo in condizioni simili a quelle reali.
- La mancanza di un Proof of Concept, di un’analisi critica della tecnologia e di test iterativi può portare a una linea conforme al contratto, ma inefficace nella pratica.
- Agile Machine Building prevede un approccio per fasi: prima il collaudo del processo, poi la realizzazione dell’automazione attorno a una tecnologia convalidata.
- L’articolo sottolinea anche l’importanza della conformità al Regolamento (UE) 2023/1230 per limitare conseguenze costose.
Una breve scena di vita in fabbrica: la nuova linea lampeggia di LED, gli operatori scattano foto e l’amministratore delegato si gode un progetto ‑ apparentemente ‑ concluso. Basta però che il primo pallet esca dalla tolleranza prevista e… la linea si ferma, il budget resta sospeso e un costoso “dinosauro” comincia a prendere polvere.
L’automazione sicura delle macchine non è solo una questione di conformità a norme e prescrizioni: è soprattutto una strategia per ridurre i rischi tecnici, legali e finanziari, che spesso emergono già nella fase di progettazione delle linee produttive. Nella pratica, molte aziende continuano a cedere all’illusione che acquistare una soluzione “chiavi in mano” garantisca il successo. Nel frattempo, i reparti produttivi si riempiono di macchine costose e malfunzionanti, che non hanno mai raggiunto la produttività attesa.
In questo articolo mostriamo perché l’approccio classico all’automazione spesso fallisce e come i metodi iterativi – basati sul concetto di Agile Machine Building – permettano di realizzare sistemi collaudati, sicuri e convenienti. Scoprirai anche come evitare errori nell’ambito della conformità al Regolamento (UE) 2023/1230 e proteggere l’investimento da conseguenze costose.
Il mito “fixed-price = fixed-success”
Nel settore dell’automazione industriale è ancora diffusa la convinzione che una linea produttiva ordinata con un modello fixed-price garantisca il successo del progetto. In apparenza, questo approccio sembra sicuro: un prezzo, una responsabilità, un fornitore. Nella pratica, però, finisce spesso in una delusione costosa. Il motivo è che il processo produttivo – cioè la base dell’intera soluzione – molto raramente viene validato in anticipo in condizioni vicine a quelle reali. Invece di adottare un approccio iterativo di test, le aziende investono in una linea completa, confidando che RFQ “su carta” e dichiarazioni siano sufficienti per ottenere una soluzione efficiente e ripetibile.
La storia conosce molti casi in cui questo approccio “per desiderio” ha portato a fallimenti clamorosi – anche in aziende con budget enormi. Il denominatore comune di questi insuccessi è stato saltare i test di processo nella fase di Proof of Concept, l’assenza di un’analisi critica della tecnologia e la sottostima dei rischi operativi. Di conseguenza, le aziende ricevevano una linea formalmente corretta – conforme al contratto – ma del tutto inefficace nella pratica. L’automazione sicura delle macchine richiede di ribaltare questo paradigma e mettere la validazione del processo prima dell’ordine del sistema finale.
1.1. “Ordiniamo chiavi in mano e il gioco è fatto”
Il modello tradizionale fixed‑price seduce per la sua semplicità: firmi un unico contratto e l’integratore promette “una macchina che fa tutto”. Il problema nasce quando:
- Il processo non è stato verificato in condizioni reali.
- L’RFQ è piena di desideri, perché “sulla carta ci sta tutto”.
- Il budget per test e iterazioni viene tagliato come “costo non necessario”.
Il risultato è che ti ritrovi con il titolo di proprietà di un impianto che formalmente rispetta le clausole contrattuali, ma di fatto non produce un output ripetibile. Anche se puoi “chiamare in causa l’esecutore”, le perdite saranno enormi. Costi di contenziosi, assenza di una linea funzionante e persino perdita dei fondi investiti nella linea sono scenari più che probabili.
1.2. Cosa insegnano i fallimenti più noti
| Progetto | Cosa è andato storto | Perdite / conseguenze |
|---|---|---|
| Tesla – Model 3 | Robotizzazione completa troppo rapida e in un’unica soluzione; assenza di test di processo per fasi | Necessità di smontare parte della linea, ritardi sul mercato; lo stesso Elon Musk ha ammesso che “excessive automation … was my mistake” |
| Adidas Speedfactory | Automazione di un processo in 80 fasi senza prima semplificarlo e validarlo | Chiusura degli stabilimenti di Ansbach e Atlanta dopo 3 anni di attività, ritorno ai fornitori in Asia |
| Port of Auckland | Implementazione di veicoli autonomi su tutto il terminal senza un’area pilota | Perdite per 65 mln NZD, smantellamento del sistema e retrofit alla modalità manuale |
In ogni scenario, l’azienda ha riposto fiducia in un’implementazione in un’unica fase, invece di suddividere il progetto in parti più piccole e testare le ipotesi critiche.
Agile Machine Building – di cosa si tratta?
Agile Machine Building è un approccio iterativo alla costruzione di macchine che prevede la verifica progressiva del processo produttivo e della tecnologia, prima di realizzare l’installazione completa. Il principio chiave è: prima testa il processo, poi costruisci l’automazione intorno ad esso. È l’esatto contrario del modello fixed-price classico, in cui il committente si aspetta una “linea pronta” senza verificarne le fondamenta.
Nell’approccio Agile l’intero progetto viene suddiviso in fasi brevi e controllate. Per prima cosa definiamo l’ipotesi di processo, cioè come deve essere realizzato il prodotto e quali operazioni sono cruciali. Poi costruiamo un ambiente di test minimo, che consente di eseguire una breve serie produttiva. Quando i dati di questa serie confermano ripetibilità e qualità, passiamo al Proof of Concept, ossia un prototipo di soluzione automatica che esegue un ciclo reale in condizioni di produzione. Solo dopo aver confermato l’efficacia del processo progettiamo la macchina finale, con il PLC definitivo, le funzioni di sicurezza e la documentazione completa.
Questo approccio non solo riduce il rischio tecnico, ma offre anche un controllo reale sul budget. Se una fase specifica non va a buon fine, il progetto può essere fermato e modificato prima che assorba investimenti dell’ordine dei milioni.
Sette passi per una linea iterativa e sicura
La realizzazione di una linea produttiva sicura ed efficace richiede un approccio sistemico che unisca validazione dei processi, gestione del rischio e ingegneria della sicurezza. Di seguito presentiamo uno schema collaudato in sette passi:
Passo 1 – Definisci i criteri di successo: prima di costruire qualsiasi cosa, bisogna stabilire con chiarezza cosa considereremo un processo funzionante. Si tratta di indicatori concreti di qualità, produttività (takt, tempo ciclo), ripetibilità (ad es. Cpk, Cp) e dei parametri minimi di sicurezza.
Passo 2 – Costruisci un prototipo manuale: prima che entrino in gioco attuatori, robot e controllori, conviene testare una versione manuale del processo. Questo permette di verificare la fisica dell’operazione, l’ergonomia e gli errori logici nelle assunzioni tecnologiche.
Passo 3 – Proof of Concept (POC): realizziamo un mock-up automatico semplificato del processo. Può essere una singola stazione con un controllo di base. In questa fase si eseguono test simili al FAT (Factory Acceptance Test); un “prototipo” di questo tipo può essere integrato con funzioni di sicurezza di base, per consentire il lavoro in condizioni approssimativamente reali.
Passo 4 – Analisi dei dati: i dati del POC vanno analizzati statisticamente. I risultati rientrano nelle tolleranze? L’operazione mostra stabilità? È il momento della decisione: proseguiamo nello sviluppo o modifichiamo il processo?
Passo 5 – Progettazione dei sistemi di sicurezza: se il processo è approvato, progettiamo le protezioni: barriere fotoelettriche, interblocchi, comandi di emergenza. I requisiti vengono definiti sulla base dell’analisi del rischio conforme a UNI EN ISO 12100.
Passo 6 – Concetto finale della linea: solo ora scalamo la soluzione: selezioniamo robot, sistemi di trasporto, buffer. Ogni elemento viene sviluppato sulla base dei dati del POC.
Passo 7 – FAT e SAT della linea completa: solo in questa fase accettiamo l’installazione completa: con documentazione completa, test delle funzioni di sicurezza, report dell’analisi del rischio e formazione del personale. Il pagamento finale dovrebbe dipendere dai risultati del SAT.
Questo approccio non solo aumenta le probabilità di successo, ma consente anche una gestione precisa di costi, qualità e conformità alle normative.
Il vero costo dell’automazione sicura: documentazione, validazione e gestione del rischio
L’automazione sicura delle macchine è molto più del montaggio di barriere fotoelettriche o della dichiarazione CE/UE. La vera sicurezza inizia con un’analisi del rischio rigorosa, che copre tutte le fasi del ciclo di vita della macchina: dal concetto, alla progettazione e costruzione, fino all’uso e alla manutenzione. È proprio questo processo a determinare se l’automazione proteggerà davvero la salute e la vita delle persone, garantirà la continuità produttiva e soddisferà i requisiti di legge.
Al centro di tutto l’approccio c’è la documentazione tecnica, ma non si tratta solo di disegni CAD e schemi elettrici. Un fascicolo completo per la valutazione di conformità dovrebbe includere, tra l’altro, il rapporto completo di valutazione del rischio conforme a UNI EN ISO 12100, le matrici per la determinazione del livello di sicurezza (PLr, SIL), i calcoli dei parametri dei sistemi di protezione, i risultati dei test delle funzioni di sicurezza e le attività documentate di gestione del rischio residuo. Purtroppo, nella pratica molti investitori e fornitori si limitano agli allegati formali, tralasciando l’analisi reale e la validazione delle soluzioni implementate.
Il costo di preparare questa documentazione e di svolgere tutti i test necessari viene spesso percepito come una “spesa non produttiva”. In realtà è un investimento — e tra i più convenienti. In genere rappresenta l’8–30% del budget complessivo del progetto, anche se talvolta viene distribuito nel tempo e “nascosto” in diverse voci. Le principali componenti di costo includono, tra le altre, il lavoro degli specialisti di sicurezza (redazione dell’analisi dei rischi, calcoli PL/SIL), l’acquisto di componenti di sicurezza certificati (barriere fotoelettriche, interblocchi, relè), i test funzionali (ad es. misure del tempo di arresto per valutare le distanze di sicurezza) e l’implementazione delle procedure legate al rischio residuo (ad es. formazione degli operatori, istruzioni di postazione, procedure Lock-Out/Tag-Out).
In molti casi, soprattutto nei progetti iterativi, un elemento fondamentale diventa la gestione dinamica della documentazione. Ogni modifica al processo — derivante ad esempio dalle conclusioni del Proof of Concept — richiede l’aggiornamento dell’analisi dei rischi, il ricalcolo dei livelli di sicurezza e una nuova verifica dei sistemi di protezione.
Altrettanto importante quanto le misure tecniche di protezione è la gestione del cosiddetto rischio residuo — cioè quello che rimane dopo l’applicazione di tutte le protezioni costruttive e tecniche possibili. Qui entrano in gioco misure organizzative, come la chiara segnalazione delle zone pericolose, le istruzioni d’uso, i sistemi di blocco delle fonti di energia (LOTO), la formazione degli operatori e le procedure di riavvio dopo un arresto di emergenza. Ciascuno di questi elementi deve essere pianificato, documentato e implementato — non può essere lasciato al caso.
Un errore frequente è pensare che la sicurezza si possa “chiudere alla fine” — quando l’intera linea è già in funzione. In realtà è proprio durante la progettazione — e idealmente già nella fase di validazione del processo secondo l’approccio Agile Machine Building — che occorre definire l’architettura di sicurezza, selezionare le misure di protezione, stimare il livello di affidabilità richiesto e verificare che tutti gli elementi, nel loro insieme, garantiscano un sistema coerente ed efficace di riduzione del rischio.
Senza queste attività, l’azienda si espone a perdite concrete. Un fermo impianto causato da un errore del sistema di sicurezza può costare decine di migliaia di euro all’ora. Un infortunio sul lavoro che comporti un’indagine dell’ispettorato del lavoro o dell’ente previdenziale, e persino la responsabilità penale del management, non significa solo costi diretti, ma anche perdita di reputazione e della fiducia dei clienti. Di fronte a rischi di questo tipo, il costo della documentazione completa e della validazione dei sistemi di sicurezza smette di essere un peso e diventa il fondamento imprescindibile di un’automazione responsabile ed efficiente.
Automazione sicura delle macchine: contratto iterativo — come ridurre il rischio già in fase contrattuale
Uno degli strumenti chiave per ridurre il rischio tecnico e finanziario nell’automazione delle macchine è un contratto con il fornitore strutturato in modo adeguato. Al posto del classico approccio “fixed price per una linea finita”, sempre più aziende scelgono un contratto iterativo, che suddivide la realizzazione in fasi collegate all’avanzamento reale dei lavori.
Cosa dovrebbe includere un contratto iterativo?
- Fasi di realizzazione chiaramente definite, ad es.:
- Fase 1: Proof of Concept (POC) del processo su mockup.
- Fase 2: prototipo semiautomatico con FAT.
- Fase 3: progetto e linea finale con FAT , SAT e documentazione completa.
- Fase 4: stabilizzazione post-avviamento.
- Milestone legate ai pagamenti — ogni tranche viene erogata dopo la verifica del funzionamento del processo e delle funzioni di sicurezza.
- Criteri di accettazione chiari — ciclo < X s, qualità > Y %, conformità ai requisiti PLr.
- Obbligo di aggiornare la documentazione di valutazione del rischio dopo ogni modifica — coerente con l’approccio Agile.
- Diritto di interrompere il progetto dopo la fase POC — senza dover ordinare l’intero sistema, se il processo si rivelasse instabile.
Una struttura di questo tipo consente di ridurre al minimo il rischio di pagare per una soluzione non funzionante. Il cliente controlla l’avanzamento del progetto non attraverso dichiarazioni, ma tramite risultati misurabili. L’integratore, invece, ha chiarezza su ciò che deve consegnare per passare alla fase successiva.
Vantaggi per entrambe le parti
- Per il cliente: minore rischio di pagare troppo per una linea progettata in modo errato, maggiore controllo su perimetro e qualità.
- Per il fornitore: struttura delle aspettative chiara, possibilità di correggere rapidamente il progetto quando emergono problemi tecnici.
Invece di investire “tutto in una volta” in una soluzione pronta che potrebbe non funzionare, il contratto iterativo permette di costruire gradualmente fiducia, controllo e qualità — e, in definitiva, porta a un’automazione più sicura e più prevedibile.
Automazione sicura delle macchine
Questo approccio combina i requisiti di conformità a norme e prescrizioni con la riduzione pratica dei rischi tecnici, legali e finanziari già in fase di progettazione. Una linea “formalmente corretta” può comunque non funzionare in modo ripetibile in produzione.
Poiché il processo produttivo raramente viene validato in anticipo in condizioni vicine a quelle reali e l’RFQ spesso contiene desiderata invece di presupposti verificati. Di conseguenza, si può accettare una linea conforme al contratto, ma inefficace nella pratica.
Si tratta di un approccio iterativo, in cui si testa e si verifica prima il processo e solo successivamente si realizza l’automazione attorno ad esso. Il progetto viene suddiviso in fasi brevi, il che consente di interrompere o modificare i lavori prima che assorbano un budget elevato.
Consente di verificare la fisica del processo, l’ergonomia e gli errori logici nelle ipotesi tecnologiche, prima che entrino in scena i robot e i controllori. Grazie a ciò, il rischio di un errore costoso nella macchina finale è inferiore.
Si tratta di un mock-up semplificato e automatizzato del processo (ad es. una singola cella con un controllo di base), che esegue test reali simili al FAT. In questa fase è anche possibile aggiungere funzioni di sicurezza di base, per eseguire test in condizioni il più possibile vicine a quelle reali.